05 ottobre 2006

Before and after Paris

Il documento di viaggio dice "Paris, Porte de Versailles". La toponomastica "mairie de Issy le Moulineaux". Sono quei luoghi che la lingua francese rende dolci, come fossero Balbec proustiane. Chi non andrebbe a villeggiare in un posto che si chiama St. Denis sur Seine?

Ho abitato questa meravigliosa città per due quarti di mese.

Parigi, arrondissement Hall 1, ha lucide vie in cemento bordate da linee in vernice rossa. Parigi non esiste, l'abbiamo creata noi, i suoi abitanti dislocati, con vetro, ferro e pannelli in media densità, contribuendo alla sua storia inesistente che si rinnova ai ritmi delle esposizioni, l'unico tempo che conosce. Non ci sono ore qui, il formicaio dei suoi abitanti continuamente sposta merci, assembla elementi e regola enormi pareti video aperte su altri mondi, sotto le luci a ioduri metallici delle sue stelle.

Gli abitanti vivono d'isteria e gallette, le pastiglie per il mal di testa sono ricercatissime. Piccole vetturette a gasolio sfrecciano per le vie, lasciandosi dietro odore di officina.

Ha popolazione essenzialmente maschile. Passeggiando per le sue strade non è quasi possibile incontrare individui di sesso opposto, solo sudore e odore di colla da carpentiere.

Parigi ha però un giorno di consegna ben preciso. Per quella data tutti gli edifici della città debbono essere conclusi, le pareti imbiancate, i pavimenti lucidati, gli operai sgombrati.

Ma prima arrivano gli autoveicoli. Si, perché Parigi è una città all'incontrario, dove le automobili stanno nelle case e i pedoni ne invadono le strade, che nel frattempo sono state rivestite di moquette (perché avevo dimenticato di dire che là non piove mai, il cielo plumbeo di metallo rimane secco, sempre).

Per quel giorno vengono scongelate e consegnate alla città centinaia di esemplari femminili, non di quelli che s'incontrano normalmente per le vie di tutte le altre città, no. Piuttosto una specie di razza eccellente che esiste solo in periodi preordinati e alla fine viene imballata nuovamente fino a nuovo recapito. Le signorine vengono messe a guardia degli autoveicoli e sono vestite in colori tali da inserirsi armoniosamente nel parcheggio a loro affidato.

Parigi finisce con una serie di discorsi al pubblico, ogni edificio ha un custode che spiega agli astanti le meraviglie dei veicoli fermi nei loro salotti.

E' lì che me ne sono andato, mi sono allontanato fino a che i discorsi amplificati da impianti perfetti hanno cominciato a confondersi l'uno nell'altro, ho raggiunto l'uscita lasciandomi dietro quella città. Perché quella Parigi, come tutte le città dell'esibizione e della vendita, non è nessun luogo e io un qualche luogo vorrei finalmente raggiungerlo.


O

3 Comments:

At giovedì, 05 ottobre, 2006, Blogger CG31 said...

Sembra scritto da un Perec che è stato a Balbec.

Molto valido (straordinario, meraviglioso, ammaliante li lasciamo per la terza di copertina)

Bodo

 
At lunedì, 09 ottobre, 2006, Blogger CG31 said...

"Isteria e gallette"... Quando si dice avere il dono della sintesi!
Sempre efficacissimo, la tua sghemba precisione lascia tracce seguibili. Grazie

Erme

 
At martedì, 10 ottobre, 2006, Anonymous Anonimo said...

O era il mio scrittore preferito, ma adesso che so che è stato a Parigi senza passare a salutarmi sono offeso.
Raymond Queneau

 

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