<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795</id><updated>2011-04-22T07:04:52.539+02:00</updated><title type='text'>il blog CG31</title><subtitle type='html'>Qui si sana!</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>21</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-4337318200116741222</id><published>2007-03-14T10:26:00.000+01:00</published><updated>2007-03-14T10:29:36.171+01:00</updated><title type='text'>TRASLOCO (cose che si spostano)</title><content type='html'>Sappiamo che stenterete a crederci&lt;br /&gt;ma ci siamo spostati armi bagagli e congiuntivi&lt;br /&gt;in un posto diverso e per la precisione questo:&lt;br /&gt;&lt;a onclick="return top.js.OpenExtLink(window,event,this)" href="http://cg31.splinder.com" target="_blank"&gt;http://cg31.splinder.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;seguite la traccia...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-4337318200116741222?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/4337318200116741222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=4337318200116741222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/4337318200116741222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/4337318200116741222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2007/03/trasloco-cose-che-si-spostano.html' title='TRASLOCO (cose che si spostano)'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-5116527592273191530</id><published>2007-02-26T23:55:00.000+01:00</published><updated>2007-02-26T23:57:20.677+01:00</updated><title type='text'>London Papers No.9</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:lucida grande;font-size:130%;"&gt;No trident_Troops out of Iraq&lt;br /&gt;24 febbraio 2007&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;C'è un cielo baltico oggi sopra Londra. Le nuvole si muovono veloci lassù. Sole e pioggia, così non ci si annoia.&lt;br /&gt;Il ritrovo è a Hyde park allo speakers’ corner, quel posto dove vanno le persone che pensano gli altri le debbano ascoltare e ti tirano giù delle storie, preferibilmente di Gesù che salva o la bibbia e che siamo peccatori e via così.&lt;br /&gt;Oggi qui ci sono moltissime persone. Quello che mi colpisce è l’organizzazione. Mica è come da noi che ti devi fare i cartelli a casa. Qui centinaia di cartelli stanno a disposizione del manifestante privo di strumenti. Si va da quello contro Blair e Bush alla palestina libera, a portare le truppe a casa. Uno sul suo ci ha aggiunto a pennarello “nobody know I’m prince Harry”.&lt;br /&gt;Io, solo e senza cartelli, mi muovo dinamico all’interno del lungo corteo ché voglio vedere un po’ le persone. Ovviamente ho dimenticato a casa la macchina foto.&lt;br /&gt;C’è un po’ tutto in mezzo. Ci sono i verdi che non ne possono più delle guerre per il petrolio, quelli che ti vendono il “socialist worker”. Poi volantini di tutti i colori e dimensioni, dalla problematiche legate alle libertà dei gay a quelli contro le sanzioni e l’intervento armato in Iran così, per portarsi un po’ avanti col lavoro che mi sa ce ne sarà bisogno.&lt;br /&gt;La testa sta cominciando a muoversi mentre qui indietro si è ancora tutti fermi. Ci sono delle persone col giubbotto giallo antinebbia che dirigono le masse e ti dicono dove passare, ne accosto uno, sul gilet ci ha scritto “anti war coalition-steward”. Basisco ed accelero.&lt;br /&gt;Finalmente trovo quelli del “communist party”. Sono una ventina, hanno bandiere e striscioni. Un partito solo e indivisibile. Bene, mica come quelli italiani. Faccio un centinaio di metri e poi ne vedo due, tengono uno striscione. Su c’è scritto “new communist party”, magari sono gli avanguardisti, mi è già finita la poesia quindi proseguo.&lt;br /&gt;Più avanti ci sono i “ Labour against war”, scandiscono lo slogan “true labour not in favour” a certi però gli viene da ridere e smettono.&lt;br /&gt;Si percorre Piccadilly, poi il circus, Pall Mall e alla fine Trafalgar square. La piazza è grande ma mica ci stanno tutti. C’è un palco e il megaschermo e tutto quanto. Su uno canta “masters of war” poi i discorsi poi di nuovo musica. Dylan va molto. “The answer my friend”. La canta pure il vecchio punkettone di fianco. “The answer is blowing in the wind”&lt;br /&gt;Ragazzi, vecchi, musulmani, venezuelani, studenti, pensionati madri di militari, militari fulminati sulla via di Damasco forse da fuoco amico, carrozzine, biciclette bandiere e hot dogs, tanto per globalizzare quel tanto che basta. C’è un po’ di tutto, tutto quanto questa città può contiene.&lt;br /&gt;Sul palco parla un portavoce di Chavez vestito un po’ come lui, una ragazza per le donne iraniane, un rappresentante delle comunità musulmane di Londra ed altri amplificati, ripresi e trasmessi sul grande schermo.&lt;br /&gt;Non piove ma il vento porta l’acqua spruzzata dalle fontane sulla gente. Dietro il palco la colonna e sulla colonna Nelson che sta lassù, un bel po’ di metri sopra la folla, e sembra che non si è accorto di tutta questa gente, o forse non gli interessa, gli da le spalle. Ha lo sguardo fisso verso sud. E uno si chiede che cosa sta cercando, ci sono le nuvole, si vede mica più in la del South Bank…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-5116527592273191530?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/5116527592273191530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=5116527592273191530' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/5116527592273191530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/5116527592273191530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2007/02/london-papers-no9_26.html' title='London Papers No.9'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-117062479620427383</id><published>2007-02-04T22:32:00.000+01:00</published><updated>2007-02-04T22:34:29.520+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 8</title><content type='html'>È morto uno. Ne parlano i giornali nelle pagine di cronaca estera e di sport. L’ho saputo e sono basito, mica troppo però. Se ero giù penso mi avrebbe colpito meno. Uno si abitua pure al peggio. Ne hanno ammazzato uno, gli tiravano pietre e bombe carta. Che detto così pare di stare in un parco divertimenti, sulle navi dei pirati.&lt;br /&gt;Poi leggo da qualche parte che si deve fare come gli inglesi.&lt;br /&gt;È sabato. Prendo il bus e vado in una casa pubblica a vedere il derby del Merseyside che, con tutto il rispetto, ha uno spessore di masso rispetto alla sottile carta da macellaio di quello della magna grecia. Dicono che la partita si faceva prima perché poi c’era la processione della santa. Lì la gente è parecchio perbene. Mica si poteva andare alla partita e perdere una festa comandata.&lt;br /&gt;Il tunnel che porta le squadre in campo c’ha scritto "This is Anfield" di modo che i giocatori delle due squadre lo possano leggere e meditarci su. Il match sono i rossi contro i blu, come nelle squadre di Subbuteo quando ero bambino.&lt;br /&gt;La partita è angoscia. Si prova in tutti i modi ma niente. La gente sta seduta a due metri dal campo. Il blu va a fare una rimessa laterale. Ci ha gli spettatori rossi a poche centinaia di centimetri. Adesso lo insultano, gli sputano. Almeno gli tirino una bomba carta. Niente. Sorridono, gli spettatori. Uno gli fa una foto. Sembra che l’ambulanza non riusciva a passare per il casino tutto intorno. C’erano pure gli elicotteri sotto al vulcano.&lt;br /&gt;La partita finisce in nulla. Uno zero a zero che non aiuta. Sparisce l’ultima possibilità di raggiungere quelli di Manchester su in cima. Mica i tizi contestano. Tirano niente in campo. "You’ll never walk alone". Il tizio è morto dopo, in ospedale.&lt;br /&gt;Bisogna fare come gli inglesi, dice.&lt;br /&gt;Finita la partita me ne esco e vado verso casa. Mi fermo al mio local pub. Devi averne uno, vicino a dove abiti.&lt;br /&gt;Ci vai, loro sanno cosa bevi, tu non devi chiedere. Ecco tutto.&lt;br /&gt;Dicono che alla festa della patrona non lasciano fare i fuochi di artificio. Questioni che vanno dall’ordine pubblico all’etica post prandiale. Pare che hanno fermato anche il campionato, che chi mette i denari si lamenta. Ci hanno perso un sacco di soldi. In quest’altro pub non si accendono televisioni. Solo in casi particolari, tipo il sei nazioni. C’è Inghilterrascozia, mica fanti e santi. I ragazzi sono tranquilli. I bianchi vincono semplice anche se si rischia qualcosa.&lt;br /&gt;La Scozia fa una meta. Adesso ci sono pochi punti. Sono molto vicini. Magari che i ragazzi si innervosiscono, dicono cose. Mica li amano molto gli scozzesi qua. Ma invece no. Applaudono il tizio in blu. Apprezzano il gesto atletico.&lt;br /&gt;Dice che bisogna fare come in Inghilterra.&lt;br /&gt;Quest’altra città degli ospiti, Palermo, la conoscono più che altro nell’East End. Ma i ragazzi dell’Intercity Firm sono invecchiati. Solo si chiedono come certi hanno il coraggio di andare a giocare il football in giro vestiti di rosa. Erano nemmeno gli unici. Si deve fare come su, in Inghilterra. Salvo che non ci sono gli inglesi. Ci sono i santi e i patroni.&lt;br /&gt;Hanno fermato tutto. Si son purgati in confessione. Non c’erano fuochi. Solo zucchero filato e la santa venduta a luci intermittenti dai cinesi.&lt;br /&gt;C’era mica altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-117062479620427383?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/117062479620427383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=117062479620427383' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/117062479620427383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/117062479620427383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2007/02/london-papers-no-8.html' title='London Papers No. 8'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116864100087635041</id><published>2007-01-12T23:29:00.000+01:00</published><updated>2007-01-12T23:30:02.163+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 7</title><content type='html'>Qui certe volte c’è un vento così forte che se pesi meno di ottanta chili devi uscire per strada con dei sassi in tasca. Qui soffia un vento tale che se hai il raffreddore e tiri fuori il fazzoletto, questo ti fa l’effetto dello spinnaker e tu diventi un individuo brado.&lt;br /&gt;Qui l’altro giorno c’era un vento tale che un albero centenario non ce l’ha più fatta a resistere, o forse si era annoiato o soffriva di reumi, insomma, che si è coricato di traverso sulla via mentre passava un’auto metallizzata. Io l’ho vista dal bus, eravamo sull’altra carreggiata. Fossimo stati sul continente toccava a noi del trasporto pubblico. Qui fortunatamente fanno gli originali e viaggiano all’opposto.&lt;br /&gt;Qui l’altra notte tirava un vento che la mia cameretta sotto il tetto sembrava la nave di Achab con Moby Dick che le scaracchiava intorno. Mi son svegliato che era tutto buio, c’era solo il lamento dei legni, la nota bassa del vento e il controcanto degli spifferi. Stavo attaccato al letto semmai fosse successo qualche cosa, si sa mai. C’era un rumore tale che ti veniva da serrare le trinche delle sartie. I vetri tremavano, qualche auto passava (dunque ero sulla terraferma, almeno per ora).&lt;br /&gt;Ho tentato di riaddormentarmi contando le pecore elettriche, ma la tensione era troppo alta. Ho provato con quelle vegetali, ha funzionato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116864100087635041?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116864100087635041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116864100087635041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116864100087635041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116864100087635041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2007/01/london-papers-no-7.html' title='London Papers No. 7'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116758078445275292</id><published>2006-12-31T16:58:00.000+01:00</published><updated>2006-12-31T16:59:44.670+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 6</title><content type='html'>Match of the day.&lt;br /&gt;Il titolo dovrebbe equivalere quello della domenica sportiva o di un qualche programma mediaset del quale non posso riportare il titolo per ignoranza personale.&lt;br /&gt;Si parla di football. Conduce Gary Lineker con in studio Shearer più un altro che non conosco. Niente sculettatori con occhiali colorati, vallette con culi, tette e capezzoli che si comprendono al di sotto dei reggiseno ortopedici.&lt;br /&gt;Intendiamoci, io non ho nulla contro i culi e le tette, specialmente se belli, ma sono fautore di una distinzione fondamentale. Se voglio vedere un determinato tipo di spettacolo, allora mi guardo un film porno, nel quale la tizia non mi parla di buffone ma si dà al popolo per grazia popolare, godendo professionalmente.&lt;br /&gt;Se si parla di football di quello si deve parlare, senza ammiccamenti dovuti ai capifamiglia frustrati da una vita sessuale dettata dalle pause pubblicitarie.&lt;br /&gt;Dopo la dovuta prefazione richiamiamoci alle cause meteorologiche.&lt;br /&gt;So che in Italia non si giocherà fino al quattordici di gennaio. Questo perché il paese dello stivale è freddo (uno dei più freddi del mondo) e in alcune parti potrebbero avere gravi inconvenienti fisici uscendo dalle discoteche dei mari sudici per entrare in un rettangolo di erba verde con il terreno al di sotto dei ventiduegradicentigradi. Pur con la maglietta della salute.&lt;br /&gt;Qui si è giocato il Ventisei. Il Trenta e si giocherà il Primo di gennaio. C’è poesia di tanto in tanto. Il tempo meteorologico non era dei più auspicabili per il football oggi. C’erano problemi. Il poeta Lineker ha presentato la partita dei Blackburn Rovers (giocata sotto un nubifragio) le cui prime immagini riprendevano un ometto che cercava di drenare il terreno con un tridente con la frase: Four thousand holes in Blackburn, Lancashire.&lt;br /&gt;Io sono stato felice. Almeno per un momento.&lt;br /&gt;Posso aspettare tranquillamente il primo di gennaio e vedere delle persone giocare.Consapevole del fatto che qui il clima aiuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116758078445275292?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116758078445275292/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116758078445275292' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116758078445275292'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116758078445275292'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/12/london-papers-no-6.html' title='London Papers No. 6'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116656937351257522</id><published>2006-12-20T00:01:00.000+01:00</published><updated>2006-12-20T00:02:53.726+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 5</title><content type='html'>Vorrei parlare di storia. Ma ne parlerò in maniera completamente scorretta. In un modo che se un professore mi avesse interrogato e io avessi risposto così mi avrebbe bocciato per il resto della mia vita. Ma che m’importa, la scuola l’ho finita, professore non lo sono diventato e per bocciarmi mi hanno bocciato. Sono gretto, e questo mi da la possibilità di manipolare la materia a mio piacimento. L’argomento è ovvio. Perché oltre ad essere gretto sto pure diventando terribilmente noioso e ripetitivo. Quindi rifletterò sulla storia della metropoli che al momento mi sopporta.&lt;br /&gt;Se mi potessi alzare e guardare questa città dall’alto, la vedrei intessuta di reti ferrose. Tutto quello che è stato costruito qui per il trasporto di uomini e cose, tutto questo, si è portato via la Storia, strato dopo strato. Il tempo era denaro una volta come lo è adesso. Non è vero che si viveva diverso. Si viveva uguale, forse peggio. Se si era più lenti era solo perché non si avevano i mezzi per andare più veloci. Se Leonardo non ha potuto far volare le sue macchine è solo perché non poteva produrre l’energia necessaria alla bisogna.&lt;br /&gt;Quando la rivoluzione industriale ha richiesto uno spostamento di masse e di merci sconosciuto prima, questa città ha iniziato a dotarsi di una rete di trasporti gigantesca. Gli scavi si portavano via reperti romani e vite umane.&lt;br /&gt;Non è vero che si poteva vivere più lenti. Si era costretti a farlo. C’era un fiume che scorreva giù dalla collina di Hampstead, il punto più alto di questo territorio. Mi si dice fosse pure navigabile, il Fleet river. Niente, il bisogno di spazi, la costruzione di un ponte via l’altro e di strade, se lo sono portato via. Interrato metri e metri sotto. Nelle viscere della città.&lt;br /&gt;E lui era, o è, perché da qualche parte deve ancora esserci, il più importante. Come lui diecine di altre acque. Come le acque, migliaia di operai, lavoratori. Gente venuta a costruire qualche cosa che non gli sarebbe mai servito, che non avrebbe mai utilizzato.&lt;br /&gt;Si doveva bere birra qui, perché l’acqua era sovente così marcia che se ci fosse ancora stata nel settantasette se la tiravano i punk al posto della colla da carpentiere. Le case erano piccole e straripavano bambini, perché le persone, invece di comperare preservativi, spendevano i pochi denari in pinte. Così quando potevano uscivano dalle topaie sature di vapori di cavolo bollito per andare nei pub a salvarsi la vita. Aprivi la porta di legno, entravi nel locale fumoso con gente che parlava strano. Tutte quelle cose che a noi paiono romantiche ma che dovevano essere una vera merda.&lt;br /&gt;Ma prima, ancora prima. Prima, quando c’erano i Puritani, quelli che gli avevano dato a Bellini un bel di più d’ispirazione. Lì c’era pure molta gente che si divertiva mica male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;               I rise at eleven, I dine about two&lt;br /&gt;               I get drunk before Seven, and the next Thing I do&lt;br /&gt;               I send for my Whore, when for fear of a Clap&lt;br /&gt;               I dally about her and spew in her Lap.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente cambia nella storia. L’uomo deve averci dentro il gene della disuguaglianza e dello sfruttamento. Se appena può e gli capita l’occasione non la sciupa.&lt;br /&gt;Ora ci sono gli orientali. Indiani, pachistani e altri di cui non mi ricordo più il nome. Tengono aperti questi negozi food &amp; wine, giornali, pile, tabacco, alcol, ventiquattrore su ventiquattro. Sette giorni su sette. Stanno lì. Perché? Forse per l’ansia di tirar su denaro. Magari vogliono comperarsi la stessa automobile enorme che una signora ha parcheggiato di fronte alla loro rivendita. Una cazzo di macchina che sta impedendo al bus sul quale sto viaggiando di passare. E noi stiamo lì. Aspettiamo che la tizia finisca di comperarsi le Rothmans per poter ripartire e raggiungere il posto di lavoro.&lt;br /&gt;Nulla cambia. La signora sudamericana affianco andrà a fare le pulizie in qualche casa ad Highgate o la cassiera da Tesco.&lt;br /&gt;Tutto rimane uguale. Solo pare che il Tamigi non puzzi più come nel ‘600, quando a Westmnister talvolta era necessario chiudere le finestre con tende irrorate di essenze alla lavanda, per fare in modo che la politica facesse il suo corso.&lt;br /&gt;Non c’è più la nebbia delle centrali termoelettriche ma tutto è sempre lo stesso. Come deve aver pensato qualcuno quando ha visto i poliziotti sparare in mezzo alla folla della metropolitana a un ragazzo brasiliano con la pelle un po’ scura e uno zainetto sulle spalle. E quando è caduto, andando al lavoro.&lt;br /&gt;Nulla cambia… mai. Solo noi stiamo qui con le mani in mano e costruiamo pensieri nascosti che crediamo intelligenti, ma solo per pochi secondi. Come i sogni di certa gente che guarda una partita di football.&lt;br /&gt;I’m forever blowing bubbles…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116656937351257522?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116656937351257522/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116656937351257522' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116656937351257522'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116656937351257522'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/12/london-papers-no-5.html' title='London Papers No. 5'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116647963424259525</id><published>2006-12-18T23:06:00.000+01:00</published><updated>2006-12-18T23:07:14.523+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 4</title><content type='html'>Ho visto il Toro. Finalmente. L’ultima volta è stato con la Lazio. Quattro griglie in casa, un’ecatombe. Grazie agli amici ho avuto un indirizzo qui a Londra. Ho preso il bus che passa davanti alla casa dei Beatles e ho raggiunto il luogo. Il posto è uno di quelli che nella mia quotidianità estera evito accuratamente.&lt;br /&gt;Già solo il nome è agghiacciante si chiama “Italia 1”. Poi entri e trovi tutti gli accessori nazionalpopolari che ci contraddistinguono. Bandiere tricolori, sciarpe azzurre con su scritto “vincete per noi”. Noi chi? Poi pizza e mandolini e il caffè che si dice essere il migliore del globo terracqueo e per finire cose tipo “campioni del mondo”. Da vergognarsi insomma.&lt;br /&gt;Entro in questo bar e vedo su un medio schermo un Livorno-Lazio con umanità attenta alle azioni di gioco. Chiedo al tizio se fanno vedere il Toro. Lui mi fa di si. Che devo pagare sei pound che mi da un panino. Non voglio panini. Ho mangiato per i fatti miei. Voglio una birra, gli dico. E vabbè che mi da una birra. Entro in uno stanzino grande come il mio cesso con tre schermi tivvì accesi. In uno c’è il Toro (e meno male) nell’altro c’è l’inter che gioca con il Messina. Nel terzo Man City- Tottenham. Ci sono dei tizi che scoprirò dopo essere di Londra Granata. Guardo il match e bevo la birra. Penso che fa veramente schifo ‘sta birra che mi ha venduto il gestore. Ma niente, la partita è partita. Verso il venticinquesimo del primo tempo capisco il perché di questo gusto tremendo. È una cazzo di bevanda al gusto di birra, analcolica. La cosa mi rende disorganico nei confronti del posto. Sono seduto su uno sgabello alto quaranta centimetri in un posto pieno di italiani orgogliosi di aver vinto una coppa del mondo con una squadra di ladri e servono birra analcolica.&lt;br /&gt;Il sole della giornata si chiama Rosina, un ragazzo che si è fatto uomo e si è caricato la squadra sulle spalle.&lt;br /&gt;Il tizio di Londragranata butta l’occhio sulla partita dei milanesi e continua a dire quant’è figo materazzi. Io vorrei vederlo morto, ché sarebbe l’unico modo di apprezzare quel tipo di giocatore. Ma non voglio rovinarmi l’unico posto in cui posso vedere il Toro. Per cui taccio, evito di sputare la bibita al gusto di birra sul putrido pavimento e di dire al tizio che Materazzi è una merda.&lt;br /&gt;Noi si para un rigore e sulla ripartenza si fa il secondo goal. Il ragazzo Alessandro è una meraviglia. Mi viene in mente il giorno prima di partire che l’ho incontrato con AC, che si stava allenando in via corte d’appello e gli ho stretto la mano dicendogli di tener duro. Poi io sono partito e il Toro ha cominciato a vincere pur lesinando goal. Insomma, me ne esco dalla stanzetta. Nell’altra c’è la peggio umanità italiota tifosoide tra cui un ciclista della periferia di Genova con tanto di sciarpa (non c’è limite alla vergogna). Ci ha la vespa fuori, parcheggiata sul marciapiede. Gli ha fatto la multa, dice che lui non la paga tanto non gli arriva. Penso che devo trovare un qualche fratello genoano per fargli fare un lavoro medievale al loffio. Mi allontano. C’è un pub li vicino. Vendono dell’ottima Bitter. Mi sa che per il Toro dovrò tornare dallo spacciatore di bibite analcoliche con un nome da mediaset.&lt;br /&gt;Nella vita ogni cosa ha un prezzo e per ora mi va ancora di pagarlo, almeno fino a quando ci sarà Rosinaldo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116647963424259525?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116647963424259525/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116647963424259525' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116647963424259525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116647963424259525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/12/london-papers-no-4.html' title='London Papers No. 4'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116595258532835930</id><published>2006-12-12T20:41:00.000+01:00</published><updated>2006-12-12T20:43:05.830+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 3</title><content type='html'>Sono andato al mare. Sono partito il sabato pomeriggio verso il sud. Erano le quattro e il cielo era scuro. C’era solo qualche bagliore verso ovest presto oscurato dalle nuvole lontane.&lt;br /&gt;La Manica trabocca di luoghi turistici, "seaside destinations" le chiamano le cartine geografiche. Ci abitano un sacco di persone avanti con gli anni che stanno li a godersi il clima della britannia meridionale e a respirare iodio. Un po’ come se fosse Bordighera senza le palme e l’Aurelia.&lt;br /&gt;Il mattino dopo un “coctail party” decido di raggiungere le spiagge per camminare un poco e spurgare l’ingurgito della sera prima. Cammino su marciapiedi larghi ottanta centimetri, incontro umanità anziana e mamme con carrozzine. È domenica mattina e sono nel profondo sud.&lt;br /&gt;Il mare è grigio, le onde che scrosciano su una battigia di sassi lasciano schiuma di petroliere. Le nuvole sono basse e il vento costante. Passeggio lungo la costa e mi godo il clima.&lt;br /&gt;Laggiù, verso sud-ovest, pare le nuvole finiscano, c’è una striscia di chiaro, probabilmente è il sole che scalda la Francia.&lt;br /&gt;Un cartello didattico mi spiega le forme di vita che animano la costa, dal turista alle vongole, un altro che lì non si può bere alcol e che se un poliziotto te lo dice e tu continui a farlo, lui ti può, a scelta, fare una multa o portare in questura (cioè non è questura, ma rende l’idea).&lt;br /&gt;Rimango lì. Guardo il mare, la faccia verso il vento. Ovviamente ci sono diecine di gabbiani. Anche loro stanno lì, le ali aperte, immobili contro le correnti atmosferiche. Passano la domenica. Il Toro giocherà fra qualche ora.&lt;br /&gt;Sono fermo e ascolto le onde. Poi basta. Il vento mi ha fatto venire freddo alle orecchie e alle punte delle dita. Mi giro e ricomincio a camminare verso l’entroterra. Vado al pub a farmi una birra tiepida. A scaldarmi le mani tenendo in mano la pinta.&lt;br /&gt;Intorno a me i prati sono verdi e tagliati perfettamente, vendono un furgone per millecinquecento pound. Un ristorante thai ha fuori un cartello. Dice di non perdere tempo, di prenotare subito per il party natalizio.&lt;br /&gt;Sembra debba piovere, ma lo farà solo nel tardo pomeriggio. Non credo verrò a passare gli anni della mia vecchiaia in questo posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116595258532835930?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116595258532835930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116595258532835930' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116595258532835930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116595258532835930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/12/london-papers-no-3.html' title='London Papers No. 3'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116521975086323282</id><published>2006-12-04T09:07:00.000+01:00</published><updated>2006-12-04T09:09:13.250+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 2</title><content type='html'>Sono più di cent’anni che sto in questo posto. I fiumi che scorrevano in superficie sono stati interrati, come tutti i morti che abbiamo conosciuto durante la nostra vita. Sono centinaia di anni che mi sveglio la mattina e prendo un autobus con un piano di sopra e nessun vicino accanto. Siedo, non parlo, guardo le gocce di pioggia scorrere sul parabrezza superiore e ascolto le cose passare. Siedo e raccolgo immagini. Ne ho da riempire dei libri interi. Figure di persone disperate e felici, di volti orripilanti e bellissimi. Guardo le facciate delle case strutturarsi nell’anarchica successione di vie e i cittadini camminare sui marciapiedi. Potrei essere in qualunque luogo perché non appartengo più a nessun posto, solo disperazione e allegria legano la mia vita.&lt;br /&gt;È un secolo che manco da dove dovrei stare ma, intanto, ci sono cose e idee che nascono e crescono lontano da dove sto. Ci sono tendine sporche alle finestre, suoni di sirene e pianti di donne, parole nelle televisioni, discorsi fra pari, bambini che urlano o tirano calci ad un pallone.&lt;br /&gt;Gli alberi sono sempre gli stessi, loro possono vivere millenni. Regalano solo foglie all’autunno come noi regaliamo concime alla terra. Sono diecine di decenni che cammino su marciapiedi sconnessi e aspetto amici che devono arrivare.&lt;br /&gt;Ogni tanto mi siedo e bevo, perché un uomo ha diritto di scegliere la propria fine. Questa è la vera politica, questo l’obbiettivo da raggiungere. Scegliere come seccarsi oppure stare seduti sul proprio culo ad aspettare che schiarisca il cielo.&lt;br /&gt;Non mi spaventano i secoli che passano, uno vale l’altro. Non mi spaventa il fuggire delle donne, solo una è importante. Non ho paura di diventare vecchio, la vecchiaia sarà solo un’altra faccia di questa pioggia che cade.&lt;br /&gt;Voglio passare un altro secolo così, voglio stare sotto queste gocce che cadono e nascondono le lacrime degli uomini infelici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116521975086323282?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116521975086323282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116521975086323282' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116521975086323282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116521975086323282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/12/london-papers-no-2.html' title='London Papers No. 2'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116429474255314276</id><published>2006-11-23T16:10:00.000+01:00</published><updated>2006-11-23T16:56:09.986+01:00</updated><title type='text'>London Papers No. 1</title><content type='html'>Così è passata una settimana da quando sono qui. Sembra una vita e sono solo sette giorni.&lt;br /&gt;Durante questo periodo di tempo ho cambiato due case, e spero di trovarne una terza molto presto. Al momento vivo in un luogo enorme, pieno solo di un materasso, di un gas e di una serie di stanze completamente vuote.&lt;br /&gt;Cerco di adattarmi agli usi e costumi locali. Mangio panini triangolari contenuti in confezioni polimere di Tesco, tengo la sinistra camminando nella Tube, guardo a destra prima di attraversare le strade, bevo Bitter nei pub guardando partite di futbol. Divento, insomma, un noioso abitante di questa enorme città.&lt;br /&gt;Oltre a questo cerco di capire cosa mi dicono quando mi parlano. Affronto con enorme sforzo mentale ogni discorso, ma spesso non serve. Al lavoro mi dicono cose che rimangono oscure. Sudo, ansimo, scaracchio senza risultato. Mi dicono cambierà. Lo spero.&lt;br /&gt;Oggi ho scoperto l’esistenza di Waterlow Park, un magnifico parco proprio di fronte allo studio dove lavoro. Oltre questo parco c’è il cimitero di Highgate, dov’è sepolto Carlo Marx. Ho camminato con il mio pranzo alla ricerca di una panchina. Lungo i viali i londinesi facevano lo stesso e stavano seduti a godersi questi pochi raggi di sole novembrino che illuminano a tratti le giornate britanniche. Forse sapete che qui ogni panchina ha una targa commemorativa. Una sposa ricorda il suo amato, un gruppo di persone un amico scomparso, le associazioni un qualche membro meritorio, ogni giardino diventa una specie di Spoon River.&lt;br /&gt;Ho trovato la mia e mi sono seduto. Su c’era scritto «In Memory of Michael Whittag. 1947-2003. He made us laugh».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116429474255314276?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116429474255314276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116429474255314276' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116429474255314276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116429474255314276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/11/london-papers-no-1.html' title='London Papers No. 1'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116343655675025676</id><published>2006-11-13T17:35:00.000+01:00</published><updated>2006-11-14T10:18:37.950+01:00</updated><title type='text'>Tenco report</title><content type='html'>Io me la meno&lt;br /&gt;ogni giorno mi dimeno&lt;br /&gt;domani prendo il treno&lt;br /&gt;vado fino a San Remo&lt;br /&gt;Io me la meno&lt;br /&gt;Io me la meno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In riviera c’è un sole splendido e 22 gradi, arrivati là ci andiamo a fare delle focacce in un posto storico, dove poco dopo arrivano alcuni musicisti giovani o meno giovani, con avveniri o passati dietro le spalle.&lt;br /&gt;Poi ci spostiamo all’Ariston per gli eventi pomeridiani, io sbircio il saundcec. C’era uno giovane, in maglietta, che non conoscevo, che cantava una bella canzone, l’ho identificato per Cristicchi, e ho pensato "però bravo Cristicchi". Cristicchi suonava il venerdì, non era lui.&lt;br /&gt;La presentazione del libro sul Folkclub è affollata, non tanto perché i sanremesi abbiano un interesse particolare per il Folkclub, ma perché seguirà presentazione del libro postumo di Lauzi, del CD postumo di Lauzi, e incontro con Reverberi, Calabrese e Paoli su Lauzi e la scuola genovese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le chicche rimarchevoli sono le seguenti:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– Paoli che dice che una volta han chiesto a Lauzi perché scriveva solo canzoni tristi "perché quando sono allegro esco"&lt;br /&gt;– Le storie su Reverberi e il suo vibrafono da portare su e giù dal settimo piano&lt;br /&gt;– La sensazione che in fondo è vero che una scuola genovese non è mai esistita, è esistita una combriccola di amici (Paoli, Tenco, Lauzi, Reverberi, Calabrese, Gaber -in trasferta da Milano) che han trasformato una passione giovanile in un lavoro, più Bindi e De André che o perché un po’ più vecchio, o perché un po’ più giovane, li conoscevano e collaboravano, ma non erano propriamente parte del gruppo.&lt;br /&gt;– Una certa Venegoni che disturba chiedendo che facciano parlare subito Paoli perché lei deve scrivere, non la cagano, e se ne va incarognita andando a parlare ad alta voce a Luzzatto Fegiz seduto in prima fila, disturbando ulteriormente.&lt;br /&gt;– Paoli ha raccontato che un Celentano ancora sconosciuto cercava musicisti per un tour. Si presentarono insieme lui e Tenco, Paoli come batterista ("ero un pessimo batterista, ma son riuscito anche a suonare con uno che era peggio di me: Massimo Boldi"), Tenco come sassofonista. Mentre erano lì che parlavano Celentano gli fa vedere i pezzi che avrebbero fatto, passandogli dei fogli con su i testi e gli accordi. I testi erano scritti come si pronunciavano, tipo "de uorden tru e parti in de caunti geil". Paoli quando ha visto sta cosa ha detto "Luigi andiamo via, non è una cosa seria", Tenco voleva rimanere, ma Paoli si è imposto, se ne sono andati.&lt;br /&gt;- Oscar Prudente (nel senso che era lì ed è un figo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera invece va così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Lontano lontano cantata da Paoli e Bersani, ok&lt;br /&gt;- Paoli fa un set interamente lauziano, ok, immaginatevi Paoli che fa Lauzi, immaginato? Era esattamente così.&lt;br /&gt;- Maurizio Lauzi (il figlio) che canta una canzone di suo padre, piano e voce. Bravissimo, veramente notevoli le sue doti canore, e, ovviamente, una intensità esagerata.&lt;br /&gt;- Bersani: per carità, fa canzoncine anche carine, ma ha degli arrangiamenti insopportabili. Pomposi, ridondanti, suoni di plastica. Se hai un sinth fai dei suoni del 2006, non quelli degli anni ’80 pure malfatti. Le sue canzoncine ci guadagnerebbero da arrangiamenti più&lt;br /&gt;secchi e acustici. Bello quando arriva Pacifico a fare un pezzo di Lauzi con lui. Pacifico è bravo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervallo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bugo: perché non do mai retta abbastanza a Chinaski e ho vissuto almeno un anno della mia vita senza Bugo che potevo vivere con lui?&lt;br /&gt;Perchéééééééééééééééééééé???????????????? Un set veramente straordinerio! A livelli stellonici: STRA TO SFE RI CO. Questo qui ragazzi è un grandissimo, altro che Morgan (vedi sotto), gli piscia in testa a Morgan, questo qui, cazzo! Ho pensato due nomi ascoltandolo: John Lennon e Manuel Agnelli, poi mi han suggerito Rino Gaetano che è certissimamente certissimo che c'entra. Fate vobis. Appropo' il giovane in maglietta del pomeriggio era lui.&lt;br /&gt;Morgan: non fosse che uscendo dal palco incrocia Rocco Papaleo che entra (faceva il tappabuchi) che gli dice "bravo Morgan, mi piace questa svolta brechtiana" e lui gli dice "ti faccio Brecht? Guarda che faccio Brecht" e tutti sì sì sì, e allora fa una Alabama song piano &amp;amp; voce fuori programma che giustifica il fatto che tutti dicano "minkya però è bravo Morgan", dico non fosse per quel whisky bar, sarebbe stato solo da prendere a calci nel culo. Fa un set pretenziosissimo, accompagnato da un suo clone che suona il clarinetto basso, ma veramente pretenzioso, con l'aria di "sono la grande star che viene qui a fare le cose strane così la gente dice 'che geniaccio quel Morgan'" solo che non gli viene.&lt;br /&gt;È noioso, mi fa sbuffare, poi dopo Bugo, veramente, scompare. Comunque ha il merito di insegnarmi che l'accordo che fa il mac quando si accende "dannnnnnnnnnn" è un fa maggiore (lo fa al piano, è uguale uguale uguale).&lt;br /&gt;Noa: canta con un quartetto d'archi, una chitarra e lei stessa alle percussioni. È meravigliosa, ma al terzo pezzo è mezzanotte, mi aspettano 230 km, e a guisa di Cenerentola scappo, fuori del teatro incrocio lo sguardo con Bugo, che sta fumando con Bersani, e mi vien quasi da perdere apposta una scarpa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GFO&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116343655675025676?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116343655675025676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116343655675025676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116343655675025676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116343655675025676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/11/tenco-report.html' title='Tenco report'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-116003267471037009</id><published>2006-10-05T09:09:00.000+02:00</published><updated>2006-10-06T18:30:33.486+02:00</updated><title type='text'>Before and after Paris</title><content type='html'>Il documento di viaggio dice "Paris, Porte de Versailles". La toponomastica "mairie de Issy le Moulineaux". Sono quei luoghi che la lingua francese rende dolci, come fossero Balbec proustiane. Chi non andrebbe a villeggiare in un posto che si chiama St. Denis sur Seine?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho abitato questa meravigliosa città per due quarti di mese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi, arrondissement Hall 1, ha lucide vie in cemento bordate da linee in vernice rossa. Parigi non esiste, l'abbiamo creata noi, i suoi abitanti dislocati, con vetro, ferro e pannelli in media densità, contribuendo alla sua storia inesistente che si rinnova ai ritmi delle esposizioni, l'unico tempo che conosce. Non ci sono ore qui, il formicaio dei suoi abitanti continuamente sposta merci, assembla elementi e regola enormi pareti video aperte su altri mondi, sotto le luci a ioduri metallici delle sue stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli abitanti vivono d'isteria e gallette, le pastiglie per il mal di testa sono ricercatissime. Piccole vetturette a gasolio sfrecciano per le vie, lasciandosi dietro odore di officina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha popolazione essenzialmente maschile. Passeggiando per le sue strade non è quasi possibile incontrare individui di sesso opposto, solo sudore e odore di colla da carpentiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi ha però un giorno di consegna ben preciso. Per quella data tutti gli edifici della città debbono essere conclusi, le pareti imbiancate, i pavimenti lucidati, gli operai sgombrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma prima arrivano gli autoveicoli. Si, perché Parigi è una città all'incontrario, dove le automobili stanno nelle case e i pedoni ne invadono le strade, che nel frattempo sono state rivestite di moquette (perché avevo dimenticato di dire che là non piove mai, il cielo plumbeo di metallo rimane secco, sempre).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quel giorno vengono scongelate e consegnate alla città centinaia di esemplari femminili, non di quelli che s'incontrano normalmente per le vie di tutte le altre città, no. Piuttosto una specie di razza eccellente che esiste solo in periodi preordinati e alla fine viene imballata nuovamente fino a nuovo recapito. Le signorine vengono messe a guardia degli autoveicoli e sono vestite in colori tali da inserirsi armoniosamente nel parcheggio a loro affidato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi finisce con una serie di discorsi al pubblico, ogni edificio ha un custode che spiega agli astanti le meraviglie dei veicoli fermi nei loro salotti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' lì che me ne sono andato, mi sono allontanato fino a che i discorsi amplificati da impianti perfetti hanno cominciato a confondersi l'uno nell'altro, ho raggiunto l'uscita lasciandomi dietro quella città. Perché quella Parigi, come tutte le città dell'esibizione e della vendita, non è nessun luogo e io un qualche luogo vorrei finalmente raggiungerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-116003267471037009?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/116003267471037009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=116003267471037009' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116003267471037009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/116003267471037009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/10/before-and-after-paris.html' title='Before and after Paris'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115869268500311066</id><published>2006-09-19T20:59:00.000+02:00</published><updated>2006-09-20T09:52:24.763+02:00</updated><title type='text'>Valdo Fusi, chissà se parente di Luca</title><content type='html'>Da un po' di tempo ci penso ed è ora che dica la mia sulla vicenda tutta torinese di Piazzale Valdo Fusi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio entrare nel merito di quanto è stato realizzato, quindi schierarmi con la massa dei "lo trovo orrendo" o stare con la minoranza dei "è un bel progetto", ma vorrei esprimere una mia preoccupazione sulla vivibilità di Torino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torino è indubbiamente una bella, bellissima città; il centro ha visto una nuova primavera dal 1993, anno dell'elezione di Castellani a sindaco, con pedonalizzazioni totali o parziali di vie e piazze una volta più simili a svincoli autostradali che a spazi urbani, rifacimenti di interi quartieri (ad esempio il quadrilatero romano) che hanno restituito vita e dignità a pezzi di città e riattivato il settore edile (seppur a favore di poche grandi imprese in qualche modo imparentate o quasi con il sindaco stesso) e così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, nonostante le promesse elettorali di tutti i candidati di sinistra (quindi Castellani Bis e Chiamparino 1 e 2), le periferie hanno visto ben pochi investimenti. Ovvio che le Olimpiadi hanno ulteriormente accentuato la necessità di presentare un bel centro ai turisti ed alle telecamere. E ciò era giusto, o comunque compreso nel "pacchetto olimpico".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora però le olimpiadi sono finite, aimè, e credo davvero che gli sfrorzi dell'amministrazione e di chi dichiara di voler fare il bene della città debbano concentrarsi in aree più degradate, sfortunate, povere di investimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piazzale Valdo Fusi è stato rifatto, è nuovo. Può non piacere. Ma ci sono immensi spazi in periferia che necessitano di interventi molto più urgenti. Abbiamo zone, nella nostra città, che sono un misto di degrado, abbandono e orrore architettonico. Ma sui giornali, forse con l'escusione di Torino Cronaca, va detto, non ne vedo quasi mai cenno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse Piazzale Valdo Fusi tocca più il cuore della "Torino che conta", che scende a valle (rotola giù, scriveva Gambarotta) dalla collina o passeggia per il centro. Via Sansovino, forse, è meno visibile agli occhi dei decisori, e così nemmeno Strada del Drosso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Francia abbiamo avuto, nei mesi scorsi, il "preoccupante" fenomeno delle rivolte nelle periferie. Forse che una dinamica che continua ad investire sul centro (e rifare una piazza appena terminata perchè qualche a sedicente "think leader" pare non piacere) e tralascia le periferie non contribuisce ad alimentare malcontento tra chi in periferia (malamente) vive? Io non mi stupirei, poi, se a qualcuno scappasse la pazienza...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero davvero che l'amministrazione cittadina eviti di spendere un singolo centesimo di euro in piazzale Valdo Fusi (se non per la manutenzione necessaria). Se invece così fosse, io credo che i proprietari di immobili in periferia sarebbero autorizzati a non pagare più un singolo centesimo di euro in tasse locali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AC&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115869268500311066?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115869268500311066/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115869268500311066' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115869268500311066'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115869268500311066'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/valdo-fusi-chiss-se-parente-di-luca.html' title='Valdo Fusi, chissà se parente di Luca'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115823514819076467</id><published>2006-09-14T13:53:00.000+02:00</published><updated>2006-09-14T17:55:36.396+02:00</updated><title type='text'>Quella del bambino col naso a piccozzino</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;"&gt;C'è un vecchio che tutti i giorni, da anni, va sul molo a pescare, e tutti i giorni gli si siede vicino uno di quei bambini stronzetti, col naso a piccozzino, si mette lì e lo guarda pescare. Alla fine di ogni giornata, quando il vecchio si alza per andarsene, gli chiede "preso niente?", il vecchio riponde di no e il bambino col naso a piccozzino scuote un po' la testa come a dire "ma guarda questo". Un bel giorno la scena è la solita, il vecchio pesca, il bambino col naso a piccozzino guarda; improvvisamente il galleggiante va giù come un siluro, scompare negli abissi. Il vecchio incomincia a recuperare ma dall'altra parte c'è una forza mostruosa, ingaggia una lotta furibonda, ogni tanto sul pelo dell'acqua affiora una schiena scura, è certamente una cernia, ma una cernia gigantesca! Sarà almeno trenta chili, il vecchio continua a lottare, il bambino col naso a piccozzino lo osserva immobile, col sopracciglio un po' alzato e una espressione indifferente. Il vecchio lotta con tutte le sue forze, ha le mani insanguinate per i tagli che si è procurato afferrando il filo di nylon, la cernia non sembra cedere, lui nemmeno. A un certo punto finisce nell'acqua fino alla vita, ha quasi recuperato quando la cernia anziché cercare di scappare gli si avventa contro e lo morde in più punti, il vecchio è una maschera di sangue ma non molla, continua a lottare. Il bambino col naso a piccozzino è sempre immobile, col sopracciglio alzato. Finalmente riesce ad avere ragione della cernia, si issa sul molo con i vestiti laceri, perdendo sangue da più punti, con la sua cernia enorme, arriva sul molo strisciando e sanguinando. Il bambino col naso a piccozzino lo guarda con un'aria di superiorità e gli fa "ché me la regali?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GFO (In memoria di zio Tony, che ne faceva una specie di dramma epico) &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115823514819076467?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115823514819076467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115823514819076467' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115823514819076467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115823514819076467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/quella-del-bambino-col-naso-piccozzino.html' title='Quella del bambino col naso a piccozzino'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115775965050034499</id><published>2006-09-09T01:43:00.000+02:00</published><updated>2006-09-09T01:54:10.510+02:00</updated><title type='text'>La storia delle storie</title><content type='html'>Una storia!&lt;br /&gt;Voglio scriverla. Lunga, piena di cose che succedo&amp;shy;no, fantastiche e verosimili. Storia che interessa tutti, tiene sveglie popolazioni di lettori febbricitanti di voglia di sapere come procede, come finisce, e per la voglia che non finisca mai.&lt;br /&gt;Una storia che faccia star male chi è costretto a staccarsene, che dia brividi di piacere, di caldo e di freddo, a chi la percorre divorandola quasi fosse una gara di velo&amp;shy;cità, a chi si ferma ad accarezzare e contemplare ogni sintagma.&lt;br /&gt;La mia storia che sorprende tutti, anche me mentre la scrivo. Che è piena dell’esperienza di ciascuno, detta con la precisione dei poeti.&lt;br /&gt;Se pure avessi tutto il tempo e la pace che occorrono, mi man&amp;shy;cherebbe ancora la storia.&lt;br /&gt;Se pure sapessi che Dio mi darà un bel voto dopo che l’avrò scritta, non saprei da dove cavar&amp;shy;la fuori.&lt;br /&gt;Se ci penso, e ci penso molto, non riesco più a dormi&amp;shy;re, e a mangiare mi viene la nausea: non è mangiando o dormendo che – di solito – si incontra una storia.&lt;br /&gt;La mia vita è piccola, d’accordo, ma potrei sempre dare alla luce una storia grande. Forse. Dunque è meglio esser vivi, anche quando non sembra. Si può sempre dire forse sì, forse prima o poi; e a me càpita con questa storia della storia.&lt;br /&gt;Con certi libri sono stata sveglia le notti (specie d’estate). Mi capitava che, se ero triste, leggendo arrivavo fino in fondo alla tristezza e se ero allegra fino in cima all’allegria.&lt;br /&gt;Forse la mia storia potrei rubarla: non sarei la prima a farlo. Bisogna guardarsi molto be&amp;shy;ne intorno, mettersi a far la spia, avere l’udito fino, la memoria lunga, il sonno leggero per non lasciarsi sfuggire una trama che passi strisciando di notte in camera.&lt;br /&gt;Quando leggeranno la mia storia, tutti do&amp;shy;vranno credere che io l’abbia vissuta, che abbia conosciuto bene personaggi, luoghi, che sia io il protagonista.&lt;br /&gt;Anzi, no: dovranno dimenticarsi che esisto. Solo la storia ci sarà.&lt;br /&gt;No, no di nuovo: dovranno pen&amp;shy;sare a me come a una Maga, perché la mia storia salverà la gente. Gli aspiranti suicidi decideranno che è meglio stare ancora un po’ al mondo, i tronfi scopriranno l’umiltà, gli ignoranti la sapienza. E la noia sarà sconfitta: dopo aver letto la mia storia, a tutti verrà voglia di inven&amp;shy;tarne una più bella. Non ci riusciranno, ma tentando non si annoieranno.&lt;br /&gt;Va bene, ammettiamo che io la trovi e possa scriverla: dopo? Che succede se divento famosa e vogliono intervistarmi o fare dal mio libro un film? No, no! Dovrò nascondermi dove nessuno possa trovarmi e fotografarmi, e tutta la vita che mi resta la dovrò spendere a caccia di altre storie più belle e più grandi, ma mi sarà impossibile scovarne, e sarò schiava, sarò sola. Magari qualche seguace di una strana religione anti-storie mi cercherà per uccidermi e nemmeno quelli che mi vogliono bene potranno proteggermi.&lt;br /&gt;Meglio lasciar perdere. Si sta più comodi in una piccola vita che in una grande storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erme&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115775965050034499?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115775965050034499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115775965050034499' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115775965050034499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115775965050034499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/la-storia-delle-storie.html' title='La storia delle storie'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115772314469100158</id><published>2006-09-08T14:44:00.000+02:00</published><updated>2006-09-08T16:19:13.903+02:00</updated><title type='text'>Gli Eroi in Rete</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In Rete capita alle volte di fare una pesca miracolosa.&lt;br /&gt;Certo, occorre sapere cosa e dove cercare, ma se vengono forniti gli strumenti adeguati, capita anche di fare una pesca miracolosa e, come tesori dall'abbacinante lucentezza, finalmente emergono (quasi) inaspettati da uno scrigno, e riempiono della loro luce ciò che ci circonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mezzo, in questo caso, ha le lunghe mani di Google, che in questo caso paiono trasformarsi nelle (quasi) onniscenti pietre Palantiri della saga Tolkeniana, nella forma di un sito (&lt;a href="/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://news.google.com/archivesearch" target="_blank"&gt;http://news.google.com/archivesearch&lt;/a&gt;), che ravana negli archivi (anche cartacei) dei giornali di mezzo mondo e restituisce praticamente di tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come detto, i tesori che ne possono uscire sono fulgidi e vividi, se la ricerca è mirata: ho provato a vedere cosa nel mondo scrissero Quel giorno di maggio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);font-family:Arial;font-size:85%;"  &gt;Dal Times del 16 maggio  1949&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;font-size:180%;" &gt;The Champions Are Dead&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="smallRedtext"&gt;Posted Monday, May 16, 1949&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;To  Italians, as to most Europeans, soccer is what baseball is to Americans. No team  in Italy was more beloved than Turin's Torinos, whose emblem was a charging  bull. Bull-like, the Torinos charged their way to the national championship four  times, seldom failed to pay off in the totocalcio, the national soccer pool,  where 22 million Italian fans each week place their bets. When the Torinos beat  Spain's championship team in Madrid last March  a husky Parma worker cried out:  "The Italian Republic's first international victory." The papers picked up the phrase and made it into a national slogan.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;Last week, the Torinos took off in a chartered airliner for a routine  training match against a Portuguese team (which defeated the Italians). On the  flight home, lost in a soupy fog, the plane crashed into the Basilica on Superga  Hill above Turin (where the members of Italy's former royal house are buried).  Dead in the flames were all eleven members (and seven reserve players) of the  Torinos team.&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;All over the country, workers and clerks spilled into the streets and  squares, wearing the Torinos' badge encircled in black crepe. Pope Pius XII sent  a message of condolence to the players' families. Mourned resident Luigi  Einaudi: "Horrifying disaster . . . Harsh blow for the entire nation . . ."&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;/div&gt;&lt;p style="font-style: italic; text-align: justify;"&gt;In two days, more than 800,000 mourners had filed into Turin's rococo Palazzo  Madama, past coffins that held the remains of Italy's greatest team. Sobbed  nine-year-old Luigi Foschi: "The champions are dead. What shall we do?"&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Chissà dov'è oggi il 65enne Luigi, i cui occhi hanno visto la squadra più bella del mondo e il Toro morire e rinascere due volte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rck&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115772314469100158?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115772314469100158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115772314469100158' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115772314469100158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115772314469100158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/gli-eroi-in-rete.html' title='Gli Eroi in Rete'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115764877899085874</id><published>2006-09-07T19:05:00.000+02:00</published><updated>2006-09-08T00:01:39.116+02:00</updated><title type='text'>Qualcuno mi spiega?</title><content type='html'>Questa mattina ho sentito alla radio la lettura dei giornali. Del resto lo faccio ogni mattina, sono un tipo abitudinario.&lt;br /&gt;Su un giornale locale che utilizza un nome di fantasia per indicare un territorio geografico che loro vorrebbero elevare a idea, un “giornalista” scriveva a proposito della volontà di una comunità musulmana di utilizzare uno spazio esteso, mi pare fosse un ex supermercato, per farci una moschea.&lt;br /&gt;Da quel punto iniziava una sparata, ormai diventata quasi un classico, sulla difesa delle nostre tradizioni (che parola sinistra) rispetto alle culture che invadono i nostri spazi e se ne appropriano. Non ricordo le parole esatte ma il succo era questo, lo conosciamo bene ormai.&lt;br /&gt;Che l’aggiungersi di culture diverse all’interno di una società sia nocivo è un’idea da cavernicoli chiaramente. Fa specie che abbia un riscontro così ampio.&lt;br /&gt;Mi chiedo poi quali siano le tradizioni che questi signori vogliono, con tanta veemenza difendere.&lt;br /&gt;L’Italia delle nuove generazioni ha perso la cultura tradizionale, perlopiù contadina, che la contraddistingueva e l’ha sostituita con il nulla del consumo a tutti i costi.&lt;br /&gt;Cosa vogliono difendere allora questi signori?&lt;br /&gt;I raduni folcloristici con le comparse vestite da crociati? I sabati e le domeniche pomeriggio degli adolescenti in centri commerciali che puzzano di autogrill? I reality show con i titoli in inglese? I debiti fatti per comperarsi la televisione al plasma? Le pizzerie che si sono moltiplicate come le alghe tossiche?&lt;br /&gt;Vorrei saperlo perché, sapete, sono una persona curiosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115764877899085874?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115764877899085874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115764877899085874' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115764877899085874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115764877899085874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/qualcuno-mi-spiega.html' title='Qualcuno mi spiega?'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115764868987126421</id><published>2006-09-07T19:02:00.000+02:00</published><updated>2006-09-07T19:08:15.683+02:00</updated><title type='text'>Un'idea dell'India</title><content type='html'>Viaggio in India del Sud.&lt;br /&gt;Karnataka (Mysore e Bangalore), Tamil Nadu (Mamallapuram e Maduray) – e qui ho saltato due templi che ora mi mangio le mani per non esserci stato – e il Kerala, ovvero “God’s own country”.&lt;br /&gt;Oltre alla mitica Susana, che non è mai stata un peso ma al contrario è stata fondamentale per la riuscita dell’avventura, i compagni di viaggio sono stati un libro di Moravia scritto nel ’61 dopo il viaggio fatto con Pasolini (uno scrisse “Un’idea dell’India”, l’altro “Odore d’India”) e un libro di Terzani, l’ultimo. Effettivamente ciò che ti rimane dopo un viaggio di sole 3 settimane in un paese così diverso dal nostro è solo “un’idea”.&lt;br /&gt;Sono tornato da due giorni però già durante il viaggio, e ancora adesso, non sono riuscito a capire completamente il paese che ho visitato.&lt;br /&gt;È molto distante dalla nostra cultura (già questo basterebbe a mettere in confusione il visitatore) e in più sta subendo un processo di modernizzazione molto rapido di cui non si capisce se alla finel’impatto sarà positivo o negativo. Sicuramente modifica alcuni comportamenti delle persone e sta creando dei nuovi “ricchi”. È in corso una sorta di occidentalizzazione all’indiana. Un Masala, parola molto utilizzata che vuol dire “miscuglio”. Masala sono alcuni tè fatti con 15 spezie, masala sono i condimenti speziati dei piatti, masala è il genere dei film prodotti a Bolliwood e a Chennay che va per la maggiore. Una sorta di storia di amore che è anche un film d’azione violento con combattimenti ridicoli, che è anche un musical in cui il protagonista è un pasticcere trotskysta. :-) No, non è vero però è anche un musical in cui i protagonisti passano da un combattimento ad un balletto nel giro di qualche secondo.&lt;br /&gt;Per dare un’idea di ciò che ho visto dovrei parlarne almeno per un’ora. Tuttavia se dovessi sintetizzare l’impressione che ho avuto con due sole parole, sceglierei contrasto e contraddizione.&lt;br /&gt;Il viaggio è stato abbastanza faticoso soprattutto all’inizio.Viaggiare zaino in spalla nel terzo mondo mi ha messo ko nel giro di una settimana. Ero arrivato al limite della sopportazione. Chi cazzo me lo fa fare dopo 3 anni durante i quali non ho mai fatto più di una settimana di ferie? Per una volta che posso riposarmi per 3 settimane mi vado a rompere i coglioni nel terzo mondo? E invece alla fine…&lt;br /&gt;Quando si visita un paese di questo tipo si può scegliere tra due tipologie di viaggio: il viaggio da ricchi turisti occidentali, con taxi (auto + autista costano 20 euro al giorno), trasferimenti in aereo per coprire le lunghe distanze e alberghi chic (circa 20 euro a notte), oppure la seconda, che è quella che abbiamo scelto noi, ovvero abbandonare i privilegi derivanti dal cambio favorevole e cercare di vivere completamente il paese che stai visitando. Viverlo completamente significa anche dormire negli alberghetti economici in cui quando sali le scale potresti trovarti di fronte ad un topo grosso come un gatto che le scende, prendere il treno (quando hai la frotuna di trovare un posto libero), oppure farsi trasferimenti di 12 ore a bordo di autobus affollati con “sedili” che sono sostanzialmente delle panchine di legno, autobus senza ammortizzatori che ad ogni buca presa immancabilmente a velocità folle, ti fanno maledire il momento in cui hai deciso di salirci sopra. Tutto questo ti dà la possibilità di entrare in contatto con la realtà del posto, con le famiglie (conosciute durante i viaggi in treno), con le persone povere e stupendamente stupende (cimmy semi cit.) che sono come forse si era una volta anche da noi, solidali, disponibili, ospitali.&lt;br /&gt;Tutte cose che il turista che viaggia solo in taxi, aereo e posti “comodi” inevitabilmente perde. I suoi rapporti sono solo con persone che lo vedono come un portafogli con due gambe da cui sfilare soldi, gente che “lavora” con i turisti, mendicanti, venditori, procacciatori che alla fine danno un’idea diversa della realtà indiana che è molto più complessa e diversificata.&lt;br /&gt;E proprio a causa della complessità della realtà che ho vissuto, alla fine del viaggio posso dire di essermi fatto solo “un’idea dell’India”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barabba&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115764868987126421?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115764868987126421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115764868987126421' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115764868987126421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115764868987126421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/unidea-dellindia.html' title='Un&apos;idea dell&apos;India'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115735810943527600</id><published>2006-09-04T10:10:00.000+02:00</published><updated>2006-09-04T11:03:40.226+02:00</updated><title type='text'>Valentin</title><content type='html'>&lt;p align="left" face="verdana"&gt;&lt;span&gt;Valentin in quel momento non stava pensando al calcio, ma alla figlia del droghiere di fronte, che dalla sua finestra vedeva rincasare ogni sera in quell’autunno argentino. Pensava che presto quel vestitino a fiori che esaltava le sue curve aggraziate sarebbe stato coperto da un paletò, e questa non era una bella notizia. Ma un’altra, terribile, stava per raggiungerlo.&lt;br /&gt;Lo chiamavano Valentin, ma il suo vero nome era Gaston. Il soprannome lo doveva alla passione che nutriva per quel Valentino che incantava le folle aldilà dell’oceano. Una vita quasi parallela: capitani entrambi delle loro squadre, il River Plate e il Torino, entrambi col numero 10, entrambi capitani naturali, i più bravi della squadra, ma anche i primi a sacrificarsi per i compagni. Gaston seguiva il Torino dalla fine della guerra, era rimasto folgorato in un cinema del barrio, dove prima di un filmone strappalacrime con Alida Valli, avevano mostrato i miracoli di quella squadra invincibile. E la distanza, l’oceano, rendeva ancor più leggendarie quelle imprese. L’anno prima avrebbe voluto correre in Brasile a vederla in carne e ossa, quella squadra imbattibile, ma non ci era riuscito, così aveva giurato a se stesso che ci sarebbe andato l’anno dopo, per i mondiali, tanto la nazionale &lt;span&gt;italiana erano loro. La conoscevano tutti quella sua passione per il Torino e in particolare per Mazzola; così tutti incominciarono a chiamarlo Valentin e lui si guardò bene dallo scoraggiarli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="left" face="verdana"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Valentin aveva istruito un suo cugino d’acquisto, un tal Bongiovanni, il cui padre era emigrato dal cuneese all’inizio del secolo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;: le domeniche in cui giocava in casa il River Plate, Bongiovanni lo raggiungeva negli spogliatoi del Monumental sventolando il telegramma che un suo zio gli mandava dall’Italia, con il risultato della partita del Torino. Una volta fece tardi e la partita del River iniziò senza che Gaston conoscesse il risultato del Torino. Gaston era teso, si fece ammonire e rischiò un paio di volte il secondo cartellino giallo. Poi all’inizio del secondo tempo Bongiovanni riuscì a raggiungere lo stadio e ad attirare l’attenzione di un raccattapalle, al quale ordinò di comunicare a Gaston che il Torino aveva battuto a Roma i giallorossi per 7-1, dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio. In quel momento anche il River era sotto di un gol; Gaston appresa la notizia si rimboccò le maniche, come aveva visto fare a Valentino in quel cinema, e prese a giocare come una furia, segnò una tripletta e il River vinse 5-1. Uscendo dal campo era scuro in volto, l’allenatore gli chiese perché non gioiva, aveva praticamente ribaltato il risultato da solo; lui scuotendo la testa rispose “volevo &lt;span&gt;farne altri due, come il Torino”.&lt;br /&gt;Quando un ragazzino piccoletto e dalla testa enorme comparve in fondo al vicolo Gaston fantasticava sulla figlia del droghiere, non pensava a Valentino. Il ragazzino era arrivato l’anno prima da un villaggio della provincia, per giocare nel River, tutti dicevano che era il suo erede, che un giorno la maglia numero 10 di Valentin sarebbe passata sulle sue spalle; lui si era subito attaccato a Gaston, riconosceva in lui il maestro. Valentin lo seguiva, ne intuiva il grande talento, cercava di limitarne gli eccessi caratteriali, con poco successo. Gli diceva:&lt;br /&gt;"Per portare in giro quel caratteraccio ci va il fisico, o metti su un po’ di muscoli o prenderai tante botte."&lt;br /&gt;Un’altra volta che lo fece uscire dai gangheri dicendo che il più grande giocatore argentino era Cesarini, lo inseguì per tutto il campo prendendolo a pedate nel culo. C’era qualcosa che lo disturbava in lui, qualcosa che non lo convinceva, come una premonizione.&lt;br /&gt;Si chiamava Omar.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Omar comparve in fondo al vicolo con il viso rigato dalle lacrime, la faccia sconvolta, Valentin stava pensando alla figlia del droghiere. Era nata in Italia, suo padre era emigrato da una decina d’anni, lei era arrivata a Baires bambina. Anche per attaccare discorso la prima volta con lei Valentin era ricorso al Torino.&lt;br /&gt;"In Italia c’è una squadra che gioca il calcio degli dei, una squadra che quando i suoi giocatori toccano la palla è poesia, una squadra che quando fa gol riscrivono le antologie, lo sapevi?"&lt;br /&gt;"E’ quella dove gioca Cesarini?"&lt;br /&gt;"Scherzi? Cesarini gioca nella stessa città, ma in una squadra senza poesia, il Torino invece ha un capitano che salva il gol sulla linea di porta e non fai in tempo a chiudere gli occhi che quando li riapri è già dall’altra parte del campo a far gol; un terzino che è così elegante e bello nel gesto tecnico che quando riceve palla le ragazze sugli spalti svengono a decine, un portiere che è come se prima della partita murassero la porta…"&lt;br /&gt;E piano piano aveva appassionato anche lei con il Torino. Si fermava alla bottega e le raccontava le imprese epiche di quegli eroi italiani, finché il droghiere non la richiamava, borbottando che dei calciatori, per di più ostili alla squadra del grande Cesarini, un esempio per tutti gli italiani di Baires, non bisognava fidarsi, non bisognava dar loro nessuna confidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Omar arrivò sotto la sua finestra avvolto in un groviglio di ansimi e singhiozzi, Valentin non pensava al calcio, e pochi attimi dopo avrebbe voluto non averci mai pensato, avrebbe voluto che il calcio non fosse mai esistito perché non esistesse neanche quell’aculeo che gli stava trafiggendo il cuore. Omar sventolava freneticamente un telegramma&lt;br /&gt;"Tuo cugino mi ha detto di venire subito, di portarti questo"&lt;br /&gt;Era mercoledì, aveva sentito che il Torino avrebbe giocato un’amichevole quella settimana, ma lo zio di Bongiovanni scriveva solo la domenica, per i risultati del campionato.&lt;br /&gt;"Ha detto che non ce la faceva a venir lui, dovevi vederlo, com’è ridotto!"&lt;br /&gt;"Ma cosa è successo? Cosa stai dicendo?"&lt;br /&gt;"Il Torino, sono tutti morti."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GFO&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115735810943527600?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115735810943527600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115735810943527600' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115735810943527600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115735810943527600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/valentin.html' title='Valentin'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115714762962792635</id><published>2006-09-01T23:51:00.000+02:00</published><updated>2006-09-02T14:28:32.883+02:00</updated><title type='text'>Racconto di natale</title><content type='html'>Ho spinto la porta rossa e sono entrato. Il bar era vuoto. In fondo al lungo bancone, di fronte alla cassa, il proprietario si stava spogliando idealmente una signora bionda, probabilmente ossigenata, dal decoltè generoso, che sedeva in fronte a lui.&lt;br /&gt;Fuori un vento caldo e secco, smuoveva polvere e pacchetti di sigarette deformati. Formava piccoli e fastidiosi vortici, che mulinavano intorno alle gambe dei rari passanti. I lampioni cominciavano ad accendersi nell’ora morbida del pomeriggio.&lt;br /&gt;Ero a pezzi. Depresso e forse anche un po’ impaurito dal nulla che mi circondava, un nulla opprimente. Pesava sul cuore, le viscere, gli organi molli. Le frattaglie insomma.&lt;br /&gt;Mi sono seduto al primo sgabello, quello più lontano dai due, ho chiesto da bere, sentendo distintamente la voce uscire dal mio corpo come fosse cosa solida, viva, autonoma. Che una volta creata avrebbe finalmente lasciato questo corpo mediocre e cominciato a girare per le strade ripetendo infinitamente l’ordine “Da bere per cortesia, da bere per cortesia, scusi signore, da bere per cortesia, da bere…scusi…signore…” Un’entità libera.&lt;br /&gt;Ho domandato la prima volta. Lui non mi ha sentito, forse. Ma credo lo abbia fatto apposta.&lt;br /&gt;Gli ho dovuto ripetere la tiritera e, finalmente, con uno sguardo lento ed i movimenti di un corpo che sembrava atrofizzato dai secoli, si è diretto verso di me, percorrendo lo spazio tra noi in un tempo infinito. Così mi è sembrato almeno.&lt;br /&gt;Ha preso la spugna e, con uno svogliato movimento rotatorio del braccio, ha cominciato a pulire il banco dagli strati di unto depositati nelle fessure di formica del bancone. Così, quasi a prendere tempo.&lt;br /&gt;Non so perché ci ero entrato in quel posto, forse per sfuggire l’aria malata che mi seccava dentro. O la luce. C’erano delle piccole lampade sul bancone. C’era una bella luce. Sono sensibile a certe cose.&lt;br /&gt;Finalmente il barista mi versa da bere, si gira, ripercorre longitudinalmente il banco trascinando le suole sopra il tavolato di legno marcescente e ritorna finalmente dalla donna, seduta su di uno sgabello di fronte alla cassa. Lei nel frattempo si era zittita e mi aveva lanciato certi sguardi mica amichevoli. Mi aveva squadrato per benino la signora, così, tanto per cercare di capire perché io fossi lì a disturbare la loro conversazione.&lt;br /&gt;Hanno ricominciato a parlare a bassa voce. La donna diceva qualcosa a proposito di un’amica sua, che pare avesse avuto dei gravi problemi di salute in seguito ad un aborto che lei, però, non avrebbe voluto fare, che il suo tipo l’aveva costretta, che la voleva sbattere fuori di casa e che non si aspettasse lui mantenesse lei e quel tipo di creatura che doveva nascere, che poi chissà se era suo. Mi pare di capire che l’aveva pure malmenata. Insomma una storia di quelle che si leggono nelle pagine di cronaca locale dei giornali a proposito dei problemi della nostra società malata, che gli mancano i valori e tutte queste cose. Che i giovani sono sporchi dentro. Eppure la tizia mica mi sembrava molto giovane. O forse era amica di una donna più giovane. O la sua amica stava con un ganzo giovane. Questo non ero riuscito a capirlo. Non avevo sentito.&lt;br /&gt;L’uomo stava in silenzio, ma la storia mica la ascoltava troppo. Scorreva il suo sguardo lui. Su e giù. Si fermava solo sui punti più interessanti. Era un individuo alto e secco, le mani ossute terminavano con delle lunghe dita e queste con delle unghie lunghe e sporche. Aveva la faccia di una persona senza particolari sentimenti, senza interessi, un viso sul quale il tempo e le disgrazie possono passare senza lasciare la minima traccia. Solo un leggero colorito che virava al giallo denunciava ai clienti dei probabili problemi di ordine epatico. I capelli, corti e diritti, si diradavano sulle tempie e lasciavano scoperta una fronte alta e lucida.&lt;br /&gt;Ho chiesto ancora da bere. Mi dispiaceva quasi disturbarli. La donna, di nuovo interrotta nel suo parlare, mi ha lanciato un’occhiata stizzita, quasi come se la mia richiesta fosse qualcosa di completamente strampalato in quel luogo, il comportamento di un individuo eccentrico.&lt;br /&gt;Il tizio allampanato ha dovuto di nuovo affrontare la fatica portando i suoi piedi fino da me e versarmi il secondo bicchiere. Questa volta tutto più velocemente però.&lt;br /&gt;La donna lo stava aspettando per poter continuare a sguazzare nel fango delle sue miserie umane. Beveva, alzava il bicchiere con gesti annoiati. Poi ha ripreso il suo racconto con tono monocorde.&lt;br /&gt;Pare che lei non lo volesse più vedere nemmeno in fotografia, che aveva delle perdite di sangue e dei dolori addominali molto forti. Era pure andata del medico, lui le aveva fatto fare degli esami. Intanto il ganzo si era quasi pentito e smaniava che lei ritornasse, le mandava fiori e cioccolatini di scarsa qualità e lettere nelle quali spiegava quanto fosse stato stupido, che adesso il bambino l’avrebbe voluto&amp;shy;, che riprovassero assieme, che era un uomo profondamente cambiato.&lt;br /&gt;L’altra rispondeva di girare alla larga che l’avrebbe ingozzato come un’oca con il sangue delle sue emorragie e ne avrebbe fatto patè di fegato di lerciume.&lt;br /&gt;Chiesi ancora da bere.&lt;br /&gt;L’uomo non parlava, annuiva di tanto in tanto, come se la storia non avesse alcun aspetto particolarmente seccante per lui, come se gli fosse capitato diecine di volte, come se prendere a calci nel ventre una donna incinta fosse un’attività totalmente coerente con il comperare il giornale ogni mattina, attraversare la strada o fare la spesa in un negozio.&lt;br /&gt;Un leggero ghigno tradiva forse una specie di ammirazione per la lenza, salvo non approvare per nulla il suo tardivo pentimento e le spese per i dolciumi. Per non parlare dei fiori.&lt;br /&gt;Lei, totalmente rapita dal suo medesimo racconto, rivelava a tratti il suo intimo di pizzo bianco, in specie quando mulinava le braccia per enfatizzare qualche concetto scabroso della vicenda&lt;br /&gt;Non che ascoltassi. Non ascoltavo mica. Solo che non c’era nessuno li dentro, nemmeno la musica. C’era una specie di radio. Aveva un colore che non so, ma comunque era spenta.&lt;br /&gt;Non volevo mica uscire adesso. C’era fuori questo vento. Un senso di soffocamento. Ero sudato. Così ho ordinato qualcosa, per festeggiare la data.&lt;br /&gt;Stavo appoggiato al banco, il calore alcolico mi avvolgeva in un pastoso abbraccio. Le parole della donna mi arrivavano come onde, alcune le comprendevo poi sparivano, risucchiate nelle risacca.&lt;br /&gt;Mi son messo a pensare a quello che avevo fatto fino ad oggi, ai miei sogni. Avrei voluto passare quella notte con lei, le avrei versato del vino bianco ghiacciato in un bicchiere pulito, le avrei dettagliatamente spiegato il mio piano per fare una montagna di soldi, lo avevo letto da qualche parte. Su una rivista che avevo comperato. Una cosa sicura, lo dicevano. Come può essere semplice la vita, a volte.&lt;br /&gt;La donna parlava. Continuava la storia, l’aveva infittita di dettagli. Particolari che nulla avevano a che vedere con la trama principale. Ho sentito qualcosa a proposito di debiti non onorati, automobili non pagate, acidità di stomaco. Non capivo più se l’altra avesse poi trovato qualche tizio compassionevole che liabbia con se. Se in quel momento fosse felice in qualche casa riscaldata, fosse morta in un pronto soccorso o battesse qualche marciapiede. Non ricordo la voce dell’uomo, non so se abbia mai parlato. Ma che importava?&lt;br /&gt;Non importavano le migliaia di parole dette ogni giorno, i buoni propositi, gli amori finiti, il pesce andato a male, i frigoriferi vuoti, le persone che non arrivavano alla fine del mese…nulla.&lt;br /&gt;In quel momento è entrato il ragazzino. Poteva avere, a mio parere, poco più di dodici anni, tredici al massimo. La tizia ha smesso di parlare, ed essendo la sua voce l’unico suono costante all’interno del bar, è calato il silenzio.&lt;br /&gt;Non è mica bello per un ragazzino entrare in un posto con tre persone che ti guardano. Non è semplice quando hai appena posato il tuo fumetto.&lt;br /&gt;La macchina del ghiaccio emetteva suoni regolari, come dei lamenti, seguiti da scrosci di cubetti pronti all’uso. Quello che mi colpiva di più era l’assenza di rumori gentili, la totale mancanza di una qualsiasi armonia musicale o umana. Il vento di fuori faceva sbattere un cavo elettrico contro il neon dell’insegna violetta. Tutto ad un ritmo molto regolare, quasi voluto.&lt;br /&gt;Sulle prime il ragazzino è stato li ad aspettare, mentre la bionda aggiungeva alcuni particolari pruriginosi sulla vicenda. Il tipo voleva invitarla a casa sua per il natale, lei quasi ci andava ma aveva sentito che ci sarebbe stata anche un’altra tizia…non capiva il nesso. Così era stata a casa.&lt;br /&gt;Il ragazzino non pareva aver fretta. Prese a scalciare un pezzo di carta lasciato imputridire sul pavimento lurido. Il barista non pareva un fanatico della pulizia.&lt;br /&gt;Aveva anche dei numeri il giovane. Riusciva a palleggiare con la palla di carta unta e passarsela da un piede all’altro, da un ginocchio all’altro senza farle toccare terra.&lt;br /&gt;Mi pareva che le palpebre della bionda si fossero leggermente abbassate. Il tizio continuava a versarle da bere, non c’era problema, era tutto offerto dalla casa, che quando una signora così entrava in un locale di classe come il suo, certo avrebbe trovato solo tappeti rossi per il benvenuto, e vino bianco in fresco, e mani pronte a palparle il culo.&lt;br /&gt;La donna s’era intristita. Pareva pure che i suoi seni, così floridi al mio ingresso, si fossero avvizziti in una vecchiaia giunta nell’arco di una serata. Una lacrima le aveva segnato il rimmel. A quel punto ha preso la sua borsetta e si è avviata verso i cessi sui tacchi delle scarpe comprate in saldo ai grandi magazzini. Le donne capiscono quando è il momento di riapparire come nuove di fronte al mondo. Intanto, quasi a voler essere professionale, l’uomo domanda al giovane se avesse bisogno di qualche cosa. Un gelato, qualcosa di dolce. Non aveva niente di dolce, se ne cercava doveva andare in quel negozio più giù, che lì da lui non si vendevano.&lt;br /&gt;Il ragazzino ha chiesto una confezione da sei birre, che fossero ben ghiacciate per favore.&lt;br /&gt;Ma ce li aveva i soldi per pagarle le sei birre? Ce li hai i soldi? Gli ha detto, mentre la bionda usciva dal bagno ispirata dai sentimenti più materni, e cominciava a fargli domande personali. Cosa ci faceva un ragazzino così bellino in quel posto, a quell’ora, quella notte. Non c’aveva una mamma? No, non ce l’aveva. E un padre? Ce l’aveva un padre, vero? Certo, le birre erano per lui. Lo aveva mandato a comperarle, abitava dall’altro lato della strada.&lt;br /&gt;Dall’altro lato della strada? Ma allora l’uomo avrebbe dovuto conoscerlo sicuramente, non era vero?&lt;br /&gt;No, il barista non lo conosceva, e nemmeno aveva mai visto il ragazzino con la faccia d’angelo.&lt;br /&gt;Cominciai a pensare che avrei dovuto trovare delle vie d’uscita da questo labirinto. Delle vie che salissero verso una qualche luce, avessero una prospettiva.&lt;br /&gt;La schiena mi doleva ed ero quasi incapace di controllare un leggero tremolio della mano sinistra. Il ventre gonfio mi impediva una postura decente e le gambe, anchilosate dalla seduta sullo sgabello, non mi avrebbero risposto nel caso avessi dovuto fuggire improvvisamente a causa di un incendio o di una sparatoria. Gli occhi mi lacrimavano, e più me le grattavo più mi aumentava il bruciore e quasi non riuscivo più a vedere fino all’altro capo del banco. In quel momento ero un uomo totalmente indifeso, privo di ogni facoltà propria, un relitto attraccato al banco di formica. Sentivo la gola ardere. Le rade automobili che passavano a forte velocità appena li fuori, erano come una pugnalata ai miei timpani, avrei voluto vivere in un mondo senza suoni.&lt;br /&gt;I due al fondo del banco parlavano ancora, il ragazzino attendeva pazientemente.&lt;br /&gt;Quando il barista si è deciso ha aperto il frigo sotto il bancone, ha preso una confezione da sei birre. Ha chiesto i soldi e consegnato il cartone al giovane.&lt;br /&gt;La donna , con le consonanti che le scivolavano fra le labbra, lo ha salutato con un augurio, e però non bere troppo ragazzino. E ride, sgangherata.&lt;br /&gt;Avevo la mano in tasca e pensavo a un’amica quando ho sentito la frenata ed il botto. Un rumore soffocato, come di sacco schiacciato seguito da un suono brillante di metallo sull’asfalto.&lt;br /&gt;La donna si mette a strillare, io stavo ancora sudando e mi mancava il fiato, penso che il cuore non riuscisse più a inviare sangue sufficente fino al cervello.&lt;br /&gt;Ora mi alzo. Perché non mi alzo? Gli altri sono fuori. Hanno lasciato la porta aperta. La donna piange scompostamente. Arriva altra gente da chissà dove.&lt;br /&gt;Non so quanto tempo è passato. Mi sono versato da bere da me, mi sono servito il giro da solo questa volta. Ho sentito la sirena arrivare e ripartire, la donna piangere e un rotolare di lattine vuote spostate dal vento.&lt;br /&gt;Con qualche fatica ho trovato dei denari nelle tasche per pagare il tutto. Il barista carezzava i capelli ossigenati della donna sconvolta.&lt;br /&gt;Quando sono uscito nessuno mi ha notato. Il tizio aveva una sua tecnica per consolare le donne in stato confusionale. Il vento continuava a soffiare secco e incessante, le lampadine della festa che ondeggiavano.&lt;br /&gt;Ho cominciato camminare verso casa, non so a che ora. Un dolore diffuso mi attraversava completamente. C’era sangue e birra sull’asfalto e gente intorno. Mormoravano qualcosa, forse era arrivato il padre, mica capivo bene.&lt;br /&gt;Non mi sono fermato, che senso avrebbe avuto? Ho cominciato a camminare seguendo il marciapiede, un filo di saliva densa mi colava da un lato della bocca.&lt;br /&gt;Poi l’ho vista.&lt;br /&gt;Era una delle sei lattine, intatta. Scivolata fra le gambe dei curiosi, gettata lì dal colpo violento. Era chiusa, fresca. L’ho aperta. C’era niente di male secondo me.&lt;br /&gt;Sono ripartito alzando lo sguardo, lentamente perché la testa mi girava. Un chiarore nel cielo mi faceva indovinare l’andamento dei tetti e le altezze degli edifici. Una luce gentile, ho pensato per un attimo che fosse quella dell’alba. Ma era solo il riflesso delle luci elettriche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115714762962792635?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115714762962792635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115714762962792635' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115714762962792635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115714762962792635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/09/racconto-di-natale.html' title='Racconto di natale'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33645795.post-115703235621410071</id><published>2006-08-31T15:51:00.000+02:00</published><updated>2006-08-31T15:52:36.240+02:00</updated><title type='text'>Benvenuti nel Blog CG31</title><content type='html'>Eccolo qui,&lt;br /&gt;il vero unico blog che si affaccia sui nuovi valori del terzo millennio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lieti di essere i migliori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AC&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33645795-115703235621410071?l=cg31.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cg31.blogspot.com/feeds/115703235621410071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=33645795&amp;postID=115703235621410071' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115703235621410071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33645795/posts/default/115703235621410071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cg31.blogspot.com/2006/08/benvenuti-nel-blog-cg31.html' title='Benvenuti nel Blog CG31'/><author><name>CG31</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03638779588646914116</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://static.flickr.com/96/233087191_d50d48831b_t.jpg'/></author><thr:total>8</thr:total></entry></feed>
